Perché a volte non arriviamo dove desideriamo?

Hai mai desiderato fortemente qualcosa – un cambiamento, un incontro, un’opportunità – e, proprio quando si avvicinava il momento decisivo, qualcosa è andato storto?

Ti sei addormentato, hai sbagliato giorno, sei arrivato in ritardo, hai fatto un errore che ha vanificato tutto. E magari ti sei detto: “Non era destino”, oppure “Mi è sfuggito di mano”.
Ma… e se non fosse solo distrazione?

In psicologia, chiamiamo questo fenomeno autosabotaggio.
E riconoscerlo può fare una grande differenza.

Cos’è l’autosabotaggio?

Ogni volta che ci poniamo un obiettivo importante, può attivarsi dentro di noi una parte che – senza che ce ne accorgiamo – fa di tutto per farlo fallire.

Non è masochismo. È una dinamica interna, appresa nella storia personale, che cerca di evitare il rischio del cambiamento.

Ecco alcuni esempi comuni:

  • Ti dimentichi un appuntamento importante proprio all’ultimo momento
  • Confondi il luogo di un incontro decisivo
  • Ti ammali “casualmente” prima di una prova cruciale
  • Ti butti in mille cose diverse, perdendo di vista l’obiettivo

Quando questi episodi iniziano a ripetersi, vale la pena fermarsi e chiedersi:
“Che parte di me sta dicendo no, mentre io dico sì?”

Perché ci autosabotiamo?

L’autosabotaggio nasce da un conflitto interno.
Una parte di noi vuole davvero raggiungere un obiettivo.
Un’altra parte – più profonda, spesso invisibile e inconsapevole – ne ha paura.

💭 “E se ottengo ciò che voglio, sarò davvero felice?”
💭 “Cosa penseranno gli altri di me se cambio?”
💭 “Se raggiungo il successo, sarò in grado di sostenerlo?”

Per proteggerci da queste domande (e dalle emozioni che portano con sé), mettiamo in atto comportamenti che ci tengono lontani dal traguardo.
Meglio fermarsi prima, inconsapevolmente.

In terapia: riconoscere e trasformare l’autosabotaggio

Nel mio lavoro come psicologa e specializzanda in psicoterapia, accompagno le persone a osservare e dare un nome a questi automatismi, che spesso emergono anche all’interno del percorso stesso.

  • Si salta una seduta proprio dopo un momento intenso
  • Si inizia con entusiasmo e poi si “dimentica” di continuare
  • Si evita il confronto proprio quando si inizia a toccare un punto chiave

Questi comportamenti non sono fallimenti. Sono segnali da ascoltare.
Sono porte che si possono aprire, se le guardiamo con attenzione.

In terapia possiamo:

  • riconoscere i segnali dell’autosabotaggio
  • capire da dove vengono
  • dare spazio alle emozioni che li accompagnano
  • costruire obiettivi più solidi, rispettosi e realizzabili

Non è colpa tua, ma può diventare responsabilità tua

L’autosabotaggio non è un difetto personale. È una dinamica interna che ha una sua logica, anche se oggi non ti serve più.Nel mio lavoro ti accompagno a riconoscere quella logica e a trasformarla.
A smettere di inciampare negli stessi ostacoli.
E, soprattutto, a non avere più paura di arrivare davvero dove desideri.sotos iucunde putat vivere. Ex rebus enim timiditas, non ex vocabulis nascitur. Atqui haec patefactio quasi rerum opertarum, cum quid quidque sit aperitur, definitio est. Videsne quam sit magna dissensio? Numquam facies.

danielaosterini