Celebrarsi per crescere: perché fermarsi a riconoscere i propri traguardi fa la differenza
Nella vita quotidiana siamo spesso proiettatə verso ciò che viene dopo: il prossimo obiettivo da raggiungere, il problema da risolvere, l’urgenza da gestire. In questo flusso continuo, accade di rado che ci si fermi a riconoscere, con autenticità, ciò che si è già fatto, conquistato, superato. Eppure, il momento in cui ci concediamo di celebrare un traguardo — anche piccolo — è un passaggio fondamentale per il benessere personale e relazionale.
Pensiamo a quando si conclude un progetto impegnativo al lavoro. Dopo settimane o mesi di sforzi, la consegna è stata fatta, i risultati sono arrivati. E invece di prendersi un momento per riconoscere l’energia spesa, ringraziare i colleghi o concedersi una pausa, si passa direttamente al prossimo incarico. È come salire una montagna e, una volta in cima, ignorare il panorama per correre verso la vetta successiva.
Oppure immaginiamo una persona che ha affrontato un periodo difficile — una separazione, un trasloco, un cambiamento di vita. Ha trovato un nuovo equilibrio, ha fatto scelte coraggiose, eppure non si concede un momento per guardarsi con tenerezza e riconoscere quanto è statə capace. Semplicemente va avanti, come se nulla fosse.
Riconoscere e celebrare i propri successi non significa gonfiare l’ego o vantarsi, ma dare un senso all’impegno che si è compiuto. È un modo per nutrire l’autostima, consolidare le proprie risorse e creare memoria delle esperienze positive, che ci aiuteranno nei momenti futuri di incertezza.
Fermarsi a riconoscere un traguardo permette anche di “chiudere” l’esperienza: darle una forma, un significato, un posto nella nostra storia. In questo modo, la mente e il corpo possono davvero riposare, e rigenerarsi prima di affrontare il passo successivo. Quando non lo facciamo, invece, restiamo in uno stato di tensione continua, come se nulla fosse mai abbastanza.
Ci sono mille modi per celebrare: scrivere una riflessione su ciò che si è imparato, brindare con chi ci ha sostenutə, concedersi un piccolo regalo, dire a voce alta “ce l’ho fatta”. Non conta il gesto in sé, ma l’intenzionalità con cui ci si ferma e ci si guarda dentro.
Nel lavoro psicologico — e nella vita — imparare a riconoscersi e a riconoscere l’altro è un atto di cura. È un modo per restare in contatto con sé stessə, costruire fiducia e abitare il presente con più pienezza.
Celebrarsi, in fondo, è un modo per dirsi: “sono qui, ho fatto questo cammino, e vale la pena ricordarlo.”